30 giugno 2009

Quando cambia qualcosa

Era parecchio che aspettavo questo momento. Non vedevo l'ora in cui questa parte della mia vita sarebbe cambiata drasticamente e mi sarei lasciata alle spalle un piccolo pezzo di mondo che mi ha abbondantemente schifata, infastidita e frustrata. Nonostante ciò, come qualcuno mi ha fatto giustamente notare poco fa, in momenti come questi magicamente cancelli, forse per poco e in un certo senso lo spero, tutto il negativo dai ricordi e improvvisamente riappaiono piccoli momenti di gioia, di piacere e di soddisfazione che un lavoro come questo può o ha potuto darmi. Dico spero, perchè ci sono ottime ragioni per essere felice ora. Felice di essere nuovamente libera di provare nuove esperienze, con la consapevolezza che non sempre saranno positive ma che almeno mi insegneranno qualcosa che qui non stavo più imparando.
Onestamente non mi aspettavo di sentirmi così ora, ma è come se iniziare a salutare le persone e vederle sinceramente dispiaciute mi avesse aperto quella valvola di nostalgia e apprensione che stavo tenendo ben sigillata fino a ieri. C'è bisogno di spiegare la nostalgia? Probabilmente quelli che mi conoscono e che conoscono questo ambiente non ne capiscono il motivo. Beh, credo che la nostalgia sia più legata a quello che ero quando sono arrivata qui, agli ideali che mi sentivo traboccare dentro e che volevo portare avanti con tutte le mie forze e che, come è normale che sia, si sono dissipati col tempo. Apprensione perché... del doman non c'è certezza. Insomma, è possibile che nonostante lavori da anni e anni non abbia ancora mai sperimentato che cosa significhi provare la tranquillità di un contratto a tempo indeterminato? Prima sei li a mangiarti le unghie ogni 6 mesi in attesa di sapere se ti rinnoveranno il contratto e quando poi, inevitabilmente pare, arriva il giorno in cui non te lo rinnovano più inizi a farti i film su cosa farai domani.

Già perchè domani sono ufficialmente disoccupata.

Bella storia con un affitto da pagare e un'indipendenza da difendere. E allora che faccio? Certo, stringo i denti, continuo a cercare aspettandomi nuovi rimbalzi, altre persone che mi diranno "peccato, non è il momento giusto o non sei la persona adatta"... ma prima o poi qualcuno mi farà entrare a furia di bussare alle porte. E quando qualcuno ti fa entrare? Ecco che inizia la famigerata gavetta: entri in punta di piedi e ben vestita (o almeno è quello che ti sembra) cercando di essere sveglia, garbata, efficiente, positiva, allegra, serena, intuitiva, perspicace, utile, adeguatamente riservata e, perché no, anche un po' stakanovista. Guardo i miei pantaloni larghi e un po' lisi all'altezza del tallone e mi chiedo quando sarà la prossima volta in cui mi sentirò abbastanza a mio agio da potermi mettere la maglietta di qualche gruppo rock/metal (perché ovviamente non troverò (cercherò) mai lavoro in un luogo dove il tailleur è d'obbligo).
Ma questo è tutto un futuro di cui ora non so nulla. E' un'immagine confusa a cui devo proiettarmi istintivamente per non deprimermi. La verità è che io non ci so stare senza fare niente e l'idea di non avere in programma nulla di costruttivo da fare domani non mi fa sentire per niente meglio. E' vero, questo lavoro aveva ben poco di costruttivo ultimamente e mi stava deteriorando ogni singolo neurone (il singolo neurone?) che ho nella testa... però erano sempre soldi... e quelli qualcosa di costruttivo ce l'hanno. Non come scopo, perchè l'ultimo dei miei bisogni è fare soldi, ma come mezzo... in questo maledetto mondo frenetico e consumista, sono indispensabili. E non importa tutto quello che hai fatto fino ad oggi, quanto ti sei sbattuta e impegnata... perché ora sei di nuovo al palo. E con l'amaro in bocca pensi ai progetti che avevi in mente e che sei di nuovo costretta ad accantonare per chissà quanto tempo ancora.
Sono negativa? può essere. Sicuramente mi sento realista e mi dico che 24 ore di pessimismo&fastidio posso pure concedermeli considerando l'ottimismo che mi dovrà trasudare da tutti i pori nel momento in cui mi metterò di nuovo in gioco, porta a porta.
Ora mi farò un giro sull'orobilogio... chissà mai che non mi dia nuovi spunti di riflessione e qualche consiglio per il futuro.

2 commenti:

F. ha detto...

non sei da sola

simona ha detto...

ho letto solo ora il tuo "sfogo".
quello che hai scritto è dolorosamente vero.. il lavoro procura denaro che serve per vivere.. ma deve darci anche qualcosa che va oltre lo stipendio.
tu sei una bella persona e troverai di sicuro quello che cerchi.. ti abbraccio forte forte.