Ho già provato ad iniziare questo post alcune volte, ma non lo avevo ancora elaborato bene nella mia mente.
Al ritorno dalle vacanze sono passata a trovare una coppia di zii che non vedevo da diversi anni. In realtà sono dei prozii, piuttosto in là con gli anni, decisamente tra i parenti più anziani che ho ancora la fortuna di avere. Una fortuna che però non ho saputo cogliere appieno, o almeno è quello di cui credo di essermi resa conto. Forse troppo tardi.
Ho perso i nonni quando ero un'adolescente e quindi non ho mai avuto delle figure di riferimento, al di là dei miei genitori, durante il mio periodo di maturazione.
Quando sei bambino vivi i nonni, o i parenti più anziani, come affettuosi compagni di giochi alternativi. Stanno con te quando mamma e papà sono a lavorare, ti portano al parco o a vedere qualche museo o spettacolo. A volte ti insegnano qualcosa sulla vita, su come vivevano loro alla tua età raccontandoti aneddoti che ti sembrano più il frutto di fantasia che non esperienze realmente vissute. Ti raccontano favole a lieto fine e proteggono la tua infanzia. Ti coccolano, ti viziano e tu ti godi la loro presenza con ingenua spensieratezza, senza pensare al giorno in cui non ci saranno più perchè, forse, non hai neanche ancora ben compreso il significato della morte.
Eppure, quando il corso naturale degli eventi non trova ostacoli, sono le prime persone che si perdono. Spesso si tratta di uno dei primi momenti in cui impari a conoscere i dolori che ci si trova ad affrontare nel corso della vita. Impari cosa significa sentire la mancanza di qualcuno senza poterla davvero mai colmare con qualcos altro. In un certo senso provi molte più emozioni di quelle che comprendi e sai spiegarti. Magari inizi a farti qualche domanda in più sul significato della vita, sul significato della morte, su cosa puoi scegliere e su cosa devi accettare.
Quando, a 14 anni, ho sentito questo vuoto dentro, ne ho avvertito il valore emozionale, ma non ho compreso quale ricchezza avessi perso con loro. Quante cose avrebbero potuto tramandarmi. Quanti insegnamenti, quanti valori, quante esperienze di vita da cui imparare ed evitare di fare errori a propria volta.
Loro hanno vissuto momenti di storia importanti, che hanno contribuito a realizzare il mondo attuale e che troppo facilmente vengono ignorati e dimenticati.
La storia che si impara dai libri di scuola è un'altra cosa. Da li puoi conoscere gli eventi considerati fondamentali, quelli che hanno "sviluppato" o cambiato il mondo, ma la storia non è stata fatta solo da grandi condottieri, re e scienziati. La storia è composta da una moltitudine sterminata di piccole, grandi, vite vissute in sordina, affrontando la vita di tutti i giorni con i mezzi disponibili, con intelligenza, cuore e un pizzico di fortuna.
Per questo è importante assorbire e impregnarsi di tutto ciò che è possibile da chi sta arrivando al termine della propria esperienza e ha già assaporato davvero che cosa significa vivere.
Con i miei nonni non ho avuto modo e tempo per farlo. E ora... ora ho perso un'altra occasione.
Avevo già deciso da un po' di cercare di ricostruire il passato della mia famiglia con qualche aneddoto, dati genealogici, fotografie e poco altro, ma le testimonianze dirette sono la fonte più preziosa che bisogna cogliere.
Sono andata a trovare questi zii, ma di fronte a loro, alla soggezione che ho provato per la loro età, per la scarsa assiduità con cui ho avuto modo di conoscerli nel tempo, per i loro problemi attuali, non me la sono sentita di tempestarli di domande. Abbiamo parlato solo di argomenti futili o circostanziali.
La cosa che più mi bloccava era sentire dentro di me il loro disagio ad essere a quel punto della vita. Un punto in cui rimpiangi il passato, ti senti solo perchè la maggior parte delle persone che hanno popolato la tua vita non ci sono più. Ti senti stanco e le forze vengono meno giorno dopo giorno. Temevo che chiedergli di quando erano giovani, di come hanno vissuto la guerra, di come hanno affrontato la propria vita avrebbe ulteriormente aperto questa ferita nel cuore. Perchè insieme alle difficoltà sarebbero sicuramente riemersi momenti di gioia e felicità vera. Quella pienezza che a un certo punto ti sembra appassita definitivamente. Temevo che parlare di queste cose, arrivato a 90 anni, potesse fare più male che bene.
Forse non è così, forse ne sarebbero stati comunque contenti, ma io non me la sono sentita lo stesso.
E così sono andata via, con le mie domande in tasca, insieme ad un paio di preziosissimi documenti risalenti al periodo "nazionalsocialista", come l'ha chiamato lui. Con nomi e date, ma senza una vera storia da raccogliere e serbare per sempre.
Non so se avrò modo un'altra volta di fargli quelle domande. Quello che so è che ora ho capito davvero cos'era quel vuoto profondo provato a soli 14 anni.
Al ritorno dalle vacanze sono passata a trovare una coppia di zii che non vedevo da diversi anni. In realtà sono dei prozii, piuttosto in là con gli anni, decisamente tra i parenti più anziani che ho ancora la fortuna di avere. Una fortuna che però non ho saputo cogliere appieno, o almeno è quello di cui credo di essermi resa conto. Forse troppo tardi.
Ho perso i nonni quando ero un'adolescente e quindi non ho mai avuto delle figure di riferimento, al di là dei miei genitori, durante il mio periodo di maturazione.
Quando sei bambino vivi i nonni, o i parenti più anziani, come affettuosi compagni di giochi alternativi. Stanno con te quando mamma e papà sono a lavorare, ti portano al parco o a vedere qualche museo o spettacolo. A volte ti insegnano qualcosa sulla vita, su come vivevano loro alla tua età raccontandoti aneddoti che ti sembrano più il frutto di fantasia che non esperienze realmente vissute. Ti raccontano favole a lieto fine e proteggono la tua infanzia. Ti coccolano, ti viziano e tu ti godi la loro presenza con ingenua spensieratezza, senza pensare al giorno in cui non ci saranno più perchè, forse, non hai neanche ancora ben compreso il significato della morte.
Eppure, quando il corso naturale degli eventi non trova ostacoli, sono le prime persone che si perdono. Spesso si tratta di uno dei primi momenti in cui impari a conoscere i dolori che ci si trova ad affrontare nel corso della vita. Impari cosa significa sentire la mancanza di qualcuno senza poterla davvero mai colmare con qualcos altro. In un certo senso provi molte più emozioni di quelle che comprendi e sai spiegarti. Magari inizi a farti qualche domanda in più sul significato della vita, sul significato della morte, su cosa puoi scegliere e su cosa devi accettare.
Quando, a 14 anni, ho sentito questo vuoto dentro, ne ho avvertito il valore emozionale, ma non ho compreso quale ricchezza avessi perso con loro. Quante cose avrebbero potuto tramandarmi. Quanti insegnamenti, quanti valori, quante esperienze di vita da cui imparare ed evitare di fare errori a propria volta.
Loro hanno vissuto momenti di storia importanti, che hanno contribuito a realizzare il mondo attuale e che troppo facilmente vengono ignorati e dimenticati.
La storia che si impara dai libri di scuola è un'altra cosa. Da li puoi conoscere gli eventi considerati fondamentali, quelli che hanno "sviluppato" o cambiato il mondo, ma la storia non è stata fatta solo da grandi condottieri, re e scienziati. La storia è composta da una moltitudine sterminata di piccole, grandi, vite vissute in sordina, affrontando la vita di tutti i giorni con i mezzi disponibili, con intelligenza, cuore e un pizzico di fortuna.
Per questo è importante assorbire e impregnarsi di tutto ciò che è possibile da chi sta arrivando al termine della propria esperienza e ha già assaporato davvero che cosa significa vivere.
Con i miei nonni non ho avuto modo e tempo per farlo. E ora... ora ho perso un'altra occasione.
Avevo già deciso da un po' di cercare di ricostruire il passato della mia famiglia con qualche aneddoto, dati genealogici, fotografie e poco altro, ma le testimonianze dirette sono la fonte più preziosa che bisogna cogliere.
Sono andata a trovare questi zii, ma di fronte a loro, alla soggezione che ho provato per la loro età, per la scarsa assiduità con cui ho avuto modo di conoscerli nel tempo, per i loro problemi attuali, non me la sono sentita di tempestarli di domande. Abbiamo parlato solo di argomenti futili o circostanziali.
La cosa che più mi bloccava era sentire dentro di me il loro disagio ad essere a quel punto della vita. Un punto in cui rimpiangi il passato, ti senti solo perchè la maggior parte delle persone che hanno popolato la tua vita non ci sono più. Ti senti stanco e le forze vengono meno giorno dopo giorno. Temevo che chiedergli di quando erano giovani, di come hanno vissuto la guerra, di come hanno affrontato la propria vita avrebbe ulteriormente aperto questa ferita nel cuore. Perchè insieme alle difficoltà sarebbero sicuramente riemersi momenti di gioia e felicità vera. Quella pienezza che a un certo punto ti sembra appassita definitivamente. Temevo che parlare di queste cose, arrivato a 90 anni, potesse fare più male che bene.
Forse non è così, forse ne sarebbero stati comunque contenti, ma io non me la sono sentita lo stesso.
E così sono andata via, con le mie domande in tasca, insieme ad un paio di preziosissimi documenti risalenti al periodo "nazionalsocialista", come l'ha chiamato lui. Con nomi e date, ma senza una vera storia da raccogliere e serbare per sempre.
Non so se avrò modo un'altra volta di fargli quelle domande. Quello che so è che ora ho capito davvero cos'era quel vuoto profondo provato a soli 14 anni.
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